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La legge Salvamare affronta una questione da tempo irrisolta in Italia e legata all’inquinamento delle acque, causato dalla dispersione di materiali plastici: un problema che non conosce confini territoriali e riguarda tutti.

11 maggio 2022, a distanza di circa 4 anni dalla sua presentazione in Parlamento, è stato approvato in Senato il disegno di legge “Disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell’economia circolare”, meglio noto come “Legge Salvamare”, che rappresenta un iconico passo in avanti per affrontare l’inquinamento da rifiuti che affligge non solo i mari, ma anche fiumi e laghi. 

La legge tratta diversi aspetti, tra cui l’introduzione dell’educazione ambientale obbligatoria nelle scuole e l’organizzazione delle campagne di sensibilizzazione e pulizia dei mari, ma probabilmente verrà ricordata per aver messo fine ad una prassi dannosa e diffusa nel settore della pesca. Finora, infatti, i pescatori che recuperavano accidentalmente dei rifiuti in mare, non potevano portarli a terra per smaltirli senza rischiare di essere sanzionati per trasporto illecito di rifiuti e per non aver seguito le procedure di gestione rifiuti, ai sensi del Codice dell’Ambiente (Dlgs 152/06).

Foto di Naja Bertolt Jensen via Unsplash

Una pratica dannosa per i mari, causata da un vuoto normativo

Sembrerebbe assurdo, eppure fino a pochi giorni fa questa era la norma. L’intera materia dei rifiuti, in Italia, è normata dal Codice dell’Ambiente, che regola la gestione, il trasporto e lo smaltimento sia dei rifiuti urbani, ovvero quelli prodotti dai comuni cittadini, sia di quelli speciali, originati dalle attività produttive. Per questi ultimi, le procedure di regolamentazione sono spesso complesse ed è responsabilità del produttore del rifiuto seguirle correttamente. In questo contesto, i rifiuti accidentalmente raccolti dai pescatori durante le attività in mare non erano previsti esplicitamente dalla normativa e finivano per ricadere, erroneamente, nella categoria dei rifiuti speciali, trasformando così il pescatore che li recuperava in un produttore di rifiuti e, quindi, costringendolo a seguire le lunghe procedure per la loro gestione. Inoltre, trasportando a riva i rifiuti pescati si poteva essere sanzionati per il trasporto illecito di rifiuti. La conseguenza è stata che, per evitare questo tipo di condanne, anche di natura penale, i pescatori erano costretti a gettare nuovamente in acqua i rifiuti raccolti dalle reti da pesca.

Foto di Catherine Sheila via Pexels

Uno degli obiettivi della legge Salvamare

La Legge Salvamare mette fine a questa infelice situazione introducendo i RAP (Rifiuti Accidentalmente Pescati) e dando la possibilità ai pescatori di smaltirli nelle isole ecologiche, che verranno predisposte nei porti. Non solo, tramite questa legge sono anche previste delle premialità per coloro che recuperano i rifiuti dal mare. Le operazioni di riciclo, inoltre, non peseranno sulle tasche dei pescatori, ma verranno coperte dalle tasse sui rifiuti, cui verrà aggiunta una specifica voce, nel rispetto del principio cardine della normativa ambientale: “chi inquina paga”.

Agire a monte dell’inquinamento dei mari

Questo aggiornamento normativo aiuterà sicuramente ad affrontare l’inquinamento delle acque causato dai rifiuti, un problema enorme e senza confini. Tuttavia, agisce a valle della questione, quando ormai i rifiuti sono già stati prodotti e riversati negli oceani. Tra quelli che popolano le acque del Pianeta, la tipologia più diffusa e insidiosa è la plastica: si stima che ogni anno vengano riversati in mare circa 11 milioni di tonnellate di nuova plastica (Lau et al, 2020), di cui l’80% proviene dalla terraferma e, di questa percentuale, più della metà deriva dalle città. La causa principale è la gestione non corretta dei rifiuti, che per il 90% non viene riciclato

Nella gerarchia della gestione dei rifiuti l’azione sovrana, più sostenibile, non è il recupero e nemmeno il riciclo, ma la riduzione preventiva: evitare di produrli è quindi la vera soluzione. Spesso può essere difficile fare a meno della plastica, essendo un materiale usato praticamente in tutti i settori, dall’elettronica alla medicina, ci sono però anche parecchi oggetti, come quelli monouso, che possono essere sostituiti con alternative riutilizzabili più sostenibili.

Quello dell’inquinamento dei mari è una delle maggiori preoccupazioni ambientali e la legge Salvamare si muove nella giusta direzione, contribuendo a sanare una situazione dannosa perpetrata per troppo tempo a discapito del mare, ma non bisogna dimenticare che è fondamentale agire anche all’origine del problema, informandosi e passando all’azione per la salvaguardia del Pianeta Blu.  

Bibliografia e sitografia
Autrice: Graziella Pillari

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