Skip to main content

Letteralmente unico nel suo genere, lo zifio è un cetaceo che non ha nulla da invidiare a delfini e balenottere. Worldrise ti porta alla scoperta di questo mammifero marino da record.

Lo zifio (Ziphius Cavirostris G. Cuvier, 1823) è l’unica specie appartenente al genere Ziphius e, pur essendo relativamente comune nei nostri mari, è noto a pochi. Conosciamo meglio questa specie attraverso 10 curiosità sullo zifio.

Foto via Canva

1. Una specie cosmopolita

Fatta eccezione per le zone polari, lo zifio è un cetaceo che occupa le acque profonde di tutti gli oceani. Diversi studi hanno rivelato che per ragioni legate alla sua alimentazione, questo animale sembra preferire habitat caratterizzati da canyon e montagne sottomarine. Nel bacino Mediterraneo, infatti, una delle zone dove viene avvistato più spesso è quella del Canyon di Genova, a livello del Mar Ligure.

2. Zifi nostrani

Gli zifi del Mediterraneo sono geneticamente distinti dagli altri esemplari della specie e per questo possiamo parlare di una vera e propria subpopolazione mediterranea. Ne fanno parte circa 10000 individui maturi che, a causa delle numerose pressioni antropiche, purtroppo sono in continua diminuzione. Per questo, lo stato di conservazione della subpopolazione mediterranea è definito dalla IUCN, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, come vulnerabile, mentre a livello globale, il rischio di estinzione è minimo. 

Foto via Canva

3. Non esattamente un peso piuma

È un cetaceo di medie dimensioni: appena nato misura in media 2.7 metri di lunghezza e da adulto può raggiungere i 7 metri circa, pesando tra le 2 e le 3.5 tonnellate. Ha un corpo robusto, di forma cilindrica, la testa conica e un rostro, ovvero la parte di muso formata da mandibola e mascella, poco marcato.  

4. È maschio o femmina?

Il sesso di uno zifio può essere determinato in diversi modi. Tra i più comuni troviamo: l’analisi genetica, l’osservazione dell’area genitale, l’associazione con un cucciolo e la presenza di due denti esposti sulla mascella inferiore. Questi ultimi, infatti, sono caratteristici dei maschi adulti, che li utilizzano come “armi” contro gli individui dello stesso sesso durante la stagione riproduttiva. Lottando, creano delle cicatrici sulla pelle dei rivali, che col passare degli anni diventeranno sempre più numerose. Osservando la densità e la posizione dei graffi, possiamo distinguere i maschi, generalmente più segnati, soprattutto a livello della testa e della pinna dorsale, dalle femmine, in cui le cicatrici sono meno numerose e tendenzialmente concentrate nella zona posteriore del corpo.

Foto via Canva

5. Un sonar al naturale

Gli zifi sono dotati di un sofisticato sistema di ecolocalizzazione o biosonar, determinato dalla presenza di complesse strutture all’interno del cranio, grazie alle quali questi animali sono in grado di emettere suoni e click e utilizzare gli echi di rimbalzo prodotti da essi per localizzare, identificare e stimare la distanza degli oggetti e degli altri organismi che li circondano. Tra le strutture indispensabili per il processo di ecolocalizzazione troviamo: l’apparato nasale, allargato e dotato di organi specializzati ricchi in grassi, le ossa del teschio disposte a formare una struttura ad “anfiteatro” e un melone, ossia un organo adiposo fondamentale per focalizzare e modulare i suoni. 

6. Cosa e come mangia?

Per scoprirlo viene analizzato il contenuto dello stomaco degli esemplari spiaggiati. Esso rivela una dieta variabile a seconda della zona, principalmente composta da cefalopodi di profondità, come seppie e calamari, e occasionalmente da pesci e crostacei. Dopo aver ecolocalizzato la preda, lo zifio apre velocemente la bocca, creando una pressione negativa al suo interno, la quale risucchia lo sfortunato calamaro nelle vicinanze.

Il disegno di un calamaro – immagine via Canva

7. Immersioni da record

Uno zifio può compiere due tipi di immersioni: lunghe e profonde, volte alla cattura delle prede e quindi caratterizzate dell’emissione di numerosi click utili alla loro ecolocalizzazione, o brevi e superficiali, senza la produzione di alcun suono. L’immersione più lunga documentata per uno zifio è durata 137.5 minuti e ha raggiunto i 2992 metri di profondità, segnando così un nuovo record tra i mammiferi marini. Questa incredibile capacità di apnea è ancora più sorprendente se consideriamo la brevità del periodo che l’animale trascorre in superficie, mediamente tra i 2 e gli 8 minuti.

8. Abbassate il volume!

Tra le principali minacce per la conservazione di questa specie, c’è sicuramente l’inquinamento acustico. Molti degli spiaggiamenti di massa registrati per gli zifi, infatti, sono avvenuti a seguito di attività navali militari. Le frequenze emesse dai segnali sonar, sembrano essere responsabili della formazione di lesioni ed embolie a livello dei vasi e degli organi vitali di questi animali. Oltre a causare mortalità diretta, questi suoni possono produrre cambiamenti comportamentali, come variazioni nella durata delle immersioni o l’interruzione dell’attività di caccia.

9. Tipi poco socievoli

Tra gli individui di questa specie sembra che non si formino associazioni stabili e durature: infatti, gli zifi vengono spesso avvistati da soli o in piccoli gruppi. In passato, si è sempre ritenuto che a causa della competizione per l’accesso alle femmine, la convivenza prolungata di più maschi fosse molto rara. Per testare questa ipotesi un gruppo di scienziati ha recentemente studiato il comportamento di immersione di diversi esemplari, valutandone in particolare la sincronia, ritenuta essere un buon metodo per identificare gli individui appartenenti ad uno stesso gruppo. Inaspettatamente, i risultati hanno rivelato l’esistenza di associazioni tra maschi adulti per periodi piuttosto prolungati. Alla base di questo comportamento anomalo non c’è una motivazione certa, ma tra le ipotesi possibili troviamo: la separazione degli individui a seconda del sesso o dell’età, il protrarsi di periodi di competizione e la creazione di alleanze tra maschi.

10. Zifi in dolce attesa

Tra i 7 e gli 11 anni di età, gli zifi raggiungono la maturità sessuale, diventando quindi pronti all’accoppiamento e alla riproduzione, che spesso avvengono in primavera. La gestazione dura circa un anno e al termine di questo lungo periodo la femmina darà finalmente alla luce un unico cucciolo. Il ciclo riproduttivo si può ripetere ogni due o tre anni. 

I cetacei sono indicatori di un buono stato ambientale ed essendo predatori apicali giocano un ruolo fondamentale dal punto di vista ecologico. Proteggerli ed impegnarsi a garantire la loro conservazione implica tutelare tutte le specie e gli habitat ad essi associati. Speriamo che queste 10 curiosità sullo zifio vi abbiano fatto scoprire alcuni degli aspetti più interessanti di una delle tante specie che abbiamo la fortuna di incontrare nei nostri mari.

Bibliografia 

Autrice: Vanessa Levati

Join the discussion One Comment

Leave a Reply