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In questo articolo vi accompagneremo alla scoperta di un animale dalle caratteristiche insolite, che può aiutarci anche nella lotta al cambiamento climatico: la lontra marina. Scopriamo di più su questo mustelide.

La lontra marina (Enhydra lutris) è un Mustelide acquatico, il più pesante fra quelli esistenti: i maschi della specie possono raggiungere i 45 kg di peso e fino a 1,5 metri di lunghezza, coda compresa. Si tratta di organismi chiave per l’ambiente che li ospita, oltre che di validi alleati nella lotta al cambiamento climatico. Vediamo insieme 10 curiosità sulla lontra marina.

Foto via Canva

1. Un Mustelide marino

Enhydra lutris è a tutti gli effetti un mammifero marino ed è fra coloro che hanno intrapreso (con successo) questa via evolutiva più recentemente: si stima tra i 5 e i 7 milioni di anni fa. 

Questo passaggio è testimoniato da una serie di adattamenti relativamente facili da acquisire, ad esempio la presenza di una pelliccia molto folta come isolante, anziché di un pannicolo adiposo come nei Cetacei. Addirittura, questo animale ha un adattamento in più rispetto ai Pinnipedi: può partorire in acqua, senza bisogno di doversi recare sulla terraferma, comportamento potenzialmente pericoloso e dispendioso. 

2. Ecologia della specie

È una specie key-stone, cioè cruciale per gli habitat di cui fa parte. Le lontre marine sono degli “ingegneri ecosistemici”, poiché modificano in modo importante l’ambiente che le circonda. Tra i loro interventi tipici vi è lo scavare fra le alghe kelp (Macrocystis pyrifera) per cercare i bivalvi di cui si nutrono, come le vongole. Così facendo, promuovono la riproduzione sessuata di queste alghe, aumentandone la diversità genetica e dunque le possibilità di sopravvivere a perturbazioni ambientali.

Si nutrono di più di 100 specie di organismi marini, tra cui varie apprezzate anche dall’uomo: ricci di mare, molluschi, crostacei e alcune specie di pesci. Ciò ha causato e causa ancora vari conflitti tra le lontre marine e i pescatori, che attribuiscono loro la scarsità di alcuni frutti di mare in determinate aree.

Lontra avvolta in foglie di kelp – Foto via Canva

3. Carine, ma…

Nonostante sembrino molto tenere e innocenti, le lontre marine esibiscono anche dei comportamenti che noi umani definiremmo di scarsa moralità. Dobbiamo però tenere presente che non è corretto utilizzare il nostro metro di paragone per esprimere un giudizio etico sugli animali. 

Alcuni di questi comportamenti sono l’accoppiamento forzato, compiuto dai maschi nei confronti delle femmine ma anche occasionalmente verso altre specie, quali i giovani di foca comune (Phoca vitulina). 

A volte, come fanno anche altri predatori, uccidono esemplari di altre specie anche se poi non se ne cibano.

4. Un morbido manto

Questi animali dedicano molto tempo alla cura della folta pelliccia, necessaria alla termoregolazione. Una delle minacce per le lontre marine è infatti la presenza in mare di petrolio e altri inquinanti, che rovinano (anche) la loro pelliccia, facendo spendere loro moltissime energie e portandole in alcuni casi alla morte.

La pelliccia isolante non è presente sin dalla nascita: nel cucciolo il pelo è soffice e viene sostituito da quello tipico dell’adulto dopo circa 13 settimane di vita. 

Foto via Canva

5. Comportamento riproduttivo e crescita dei piccoli

Il sistema riproduttivo delle lontre marine è poliginico, ossia un maschio si accoppia con più femmine.

Come in molte altre specie, i partner assumono un atteggiamento particolare tra loro, che può andare dal giocoso all’aggressivo, fino al violento. 

Nella stragrande maggioranza dei casi, la femmina partorisce un solo cucciolo per stagione riproduttiva.

La madre allatta il piccolo galleggiando sulla schiena e tenendolo sul ventre, insegnandogli a nuotare e cacciare. Un cucciolo impiega tra i 6 e i 12 mesi a raggiungere l’indipendenza, a seconda di vari fattori, tra i quali l’areale in cui vive insieme alla madre e la quantità di cibo disponibile in quel particolare momento. 

6. Uso di strumenti

Enhydra lutris è tra i pochi mammiferi non Primati a fare uso di strumenti

Fra i comportamenti più tipici di questa specie vi è quello di rompere le conchiglie dei bivalvi di cui si nutrono usando una pietra accuratamente scelta. Altri segnali rivelano l’intelligenza di questi animali e la loro conoscenza dell’ambiente che li circonda: ad esempio, si ancorano alle fronde del kelp durante il sonno, per non essere trascinati via dalle correnti. O ancora, spesso lavano le prede tenendole sul torace e girando su se stessi. 

Foto via Canva

7. Alcuni aspetti della morfologia

Stando spesso all’interfaccia tra acqua e aria, Enhydra lutris ha necessità di vedere bene sia in acqua sia col muso fuori dall’acqua. Riesce in questo grazie a degli occhi straordinari per i nostri canoni, con un potere di accomodazione di circa 60 diottrie. Possiede delle vibrisse lunghe e sensibili, grazie alle quali preda molto più efficacemente. Il suo corpo allungato e idrodinamico le consente di nuotare fino a 9 km/h. 

Le lontre adulte hanno 32 denti, con molari arrotondati adatti a frantumare il cibo. 

8. Una fisiologia particolare

Per predare, le lontre marine si immergono fino a una profondità massima di 100 metri, ma solitamente un’immersione tipica è fra i 20 e i 30 metri e dura da uno a quattro minuti.  Per raggiungere queste prestazioni, esse si sono dotate durante la loro evoluzione di particolari adattamenti, come polmoni molto grandi e la capacità di rallentare il battito cardiaco da 125 fino a 10 pulsazioni al minuto, in immersione. Il loro metabolismo basale è molto elevato, soprattutto a causa della necessità di mantenere costante la temperatura corporea nelle acque fredde dove solitamente vivono.

9. Chi preda le lontre?

Le lontre marine vengono predate occasionalmente dalle orche e dagli squali bianchi, sebbene entrambi questi top predators preferiscano altre prede. 

Un caso ecologico interessante è quello di Pleasant Island, in Alaska. Qui, fino al 2013 viveva praticamente indisturbata una popolazione di cervi. Un gruppo di lupi arrivato a nuoto sull’isola iniziò a predarli fino a sterminarli e, finiti i cervi, passò a cacciare attivamente le lontre marine. Si tratta del primo caso documentato in cui esse costituiscono la fonte principale di cibo di un predatore terrestre.

Foto via Canva

Il nemico numero uno della lontra marina è però l’essere umano: sin dal XVIII secolo esse sono state cacciate su ampia scala per la loro folta pelliccia, spingendole ripetutamente sull’orlo dell’estinzione. Dal XX secolo in poi, vari trattati e misure di conservazione hanno permesso la ripresa della specie. 

10. Alleate contro il cambiamento climatico

Questi interessanti Mustelidi possono essere d’aiuto nella lotta al Climate Change. Nello specifico, favorendo la crescita e la diversità genetica del kelp, come detto in precedenza, le lontre aiutano indirettamente a sequestrare anidride carbonica. Infatti, le piante morte spesso non si decompongono in superficie, ma restano sul fondale intrappolando il carbonio nei sedimenti oceanici per tempi lunghissimi, fino a milioni di anni. 

Foto via Canva

Se non bastasse la loro unicità evolutiva ed ecologica, questo è un altro motivo per avere un occhio di riguardo per questa magnifica specie. Per non parlare dell’ecoturismo, che richiama molte persone incuriosite dall’avvistare una lontra marina. Un must se passerete dalle parti dell’Alaska, del Canada o della California! 

Bibliografia
Autrice: Giulia Grigoletti

Giulia frequenta la laurea magistrale in Biodiversità ed Evoluzione presso l’Università di Bologna. Da sempre appassionata di animali e piante, cerca di divulgare le bellezze della natura e di sensibilizzare su temi come la sostenibilità ambientale e il rispetto verso tutti gli abitanti del nostro pianeta. Se fosse un animale marino sarebbe una manta gigante, perché è affascinata dalle sue caratteristiche e dalle sue movenze e le trasmette un senso di libertà.

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