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Conosciuta come Orca assassina o “killer whale”, divenuta nel nostro immaginario il terrore dei mari. Perché a un animale così curioso e giocoso è stato dato tale soprannome?

Un’inconfondibile livrea, dimensioni impressionanti, intelligenza fuori dal comune e straordinarie abilità di caccia. Scopriamo insieme 10 curiosità sull’orca, la predatrice più imponente del mare!

1. Balena o Delfino?

La definizione “orca assassina” deriva dalla lingua anglosassone “killer whale”, ossia balena assassina, ma nonostante le dimensioni così imponenti di questo animale, l’orca è a tutti gli effetti un delfino!

Le orche (Orcinus orca, Linnaeus, 1758) appartengono all’ordine dei Cetacei, al sottordine degli Odontoceti e alla famiglia dei Delfinidi, di cui sono i membri di dimensione maggiore. I maschi hanno dimensioni variabili dai 6 agli 8 metri e pesano intorno alle 6 tonnellate; mentre le femmine sono di dimensioni minori e di solito oscillano tra i 5 e i 7 metri e pesano tra le 3 e le 4 tonnellate.

Gruppo di Orche (Pod) – Fotografia di Paul Nicklen

2. Una Livrea inconfondibile!

Questa specie ha una colorazione peculiare, con una livrea inconfondibile: quasi completamente nera sul dorso e bianca sul ventre, con le iconiche macchie bianche in posizione retroculare.  

Ma perché una colorazione tanto particolare? Questa livrea segue il pattern della contrombreggiatura, un tipo di colorazione cosiddetto dirompente. Il dorso scuro, infatti, rende più difficile individuare l’animale dalla superficie, dato che la sua sagoma si confonde con l’oscurità dei fondali, mentre la colorazione bianca ventrale, oltre a renderlo meno visibile quando osservato dal basso verso l’alto e circondato dalla luce che filtra dalla superficie dell’acqua, è utile anche a mitigare la reale forma di un esemplare di orca, in modo da non renderlo  riconoscibile come potenziale predatore. 

3. Tanto simili quanto diversi

Nonostante Orcinus orca sia attualmente considerata una singola specie cosmopolita, in realtà possiamo distinguerne varie popolazioni o ecotipi. Un ecotipo corrisponde ad una popolazione di una specie che adotta un particolare rapporto con il suo ambiente. Nel caso delle orche, gli ecotipi differiscono per strategie di caccia, preferenze alimentari e morfologia. I principali ecotipi delle orche sono tre:

  • Ecotipo residente: orche stanziali che formano unità matrilineari molto grandi e tendono ad associarsi ad altri gruppi familiari. Si nutrono sostanzialmente di pesce,soprattutto aringhe e salmoni.
  • Ecotipo transiente: orche che vivono in gruppi familiari più piccoli, in cui esiste un certo grado di dispersione dei maschi adulti, i quali possono anche optare per una vita solitaria; si nutrono di tutti i tipi di mammiferi marini, tra cui altri cetacei, foche e leoni marini. 
  • Ecotipo offshore: descritto alla fine degli anni ’80, è ancora scarsamente conosciuto. La dieta di queste orche sembra comprendere quasi esclusivamente pesci cartilaginei e ipoglossi.

Questa categorizzazione così netta, tuttavia, è stata individuata solo per la popolazione di orche del Pacifico. In altre situazioni, come nell’Atlantico, uno dei caratteri distintivi dell’ecotipo, la preferenza alimentare, è meno marcato ed esclusivo e cambia da individuo a individuo.

Foto di Stephan Walker via Unsplash

4. “Effetto nonna”

Paragonabile per complessità a quella degli elefanti o delle scimmie antropomorfe, la società delle orche è matrilineare. L’unità di base nella società delle orche è la matrilinea, un gruppo parentale altamente stabile composto da una matriarca, la femmina più anziana, e tutta la sua discendenza. Questa sofisticata organizzazione sociale prende il nome di POD

Nella maggior parte degli animali, le femmine sono fertili fino al termine della loro esistenza: si tratta di una delle strategie che permettono la sopravvivenza della specie. Nel caso delle orche, invece, ciò non avviene: se si considerano solo gli animali che vivono liberi in natura, sono solo tre le specie in cui le femmine presentano la menopausa, ovvero gli esseri umani, i globicefali di Gray (Globicephala macrorhynchus) e le orche.  

Si ipotizza che nelle orche essa sia una strategia estremamente funzionale e vantaggiosa all’interno del pod in quanto:

  • Rinforza la coesione e la perpetuazione del pod;
  • Garantisce maggiore supervisione alla crescita e sopravvivenza dei nipoti e pronipoti;
  • Aiuta a tramandare la cultura, in termini di esperienze, soprattutto nelle tecniche di caccia.
5. Caccia: la strategia perfetta 

Le orche sono animali molto sociali e sfruttano la vita in gruppo per minimizzare al massimo lo sforzo di caccia. Le prede preferenziali e le modalità di caccia, come già descritto, sono specifiche del gruppo familiare. La strategia di caccia delle orche transienti, per esempio, si basa su due elementi principali: invisibilità e sorpresa. Per questo motivo ogni tentativo di caccia richiede un comportamento coordinato, in cui tutti gli individui del gruppo devono astenersi dall’emettere segnali vocali, in modo da non essere rilevati dalle potenziali prede. È possibile che, proprio in relazione a questo particolare ecotipo, l’orca abbia ricevuto il soprannome di “killer”. Gli attacchi generalmente sono coordinati dalle femmine adulte e da esemplari subadulti, mentre i maschi adulti sono coinvolti soltanto durante le fasi finali dell’atto predatorio.

Pod durante la caccia – Fotografia di Paul Nicklen

6. Dialetto orchese 

Le specie appartenenti al sottordine degli Odontoceti sono quelle che mostrano la più ampia variabilità nell’ambito della tipologia, complessità e struttura delle loro aggregazioni sociali. In particolar modo, le orche hanno sviluppato una comunicazione complessa per la necessità di mantenere stabile e coesa una struttura sociale basata su  diversi livelli di organizzazione. Il mantenimento della struttura sociale delle orche è garantito dalla presenza di varianti geografiche e “dialetti” specifici del repertorio vocale. Queste varianti caratterizzano la struttura sociale a vari livelli, della matrilinea al pod, fino alla comunità. Singoli individui spesso si allontanano durante il foraggiamento e poi si riuniscono grazie alla produzione e al riconoscimento di vocalizzi specifici del gruppo di appartenenza, come fossero il “cognome” che contraddistingue la famiglia. 

7. Il predatore supremo

Quando si tratta del rapporto predatore/preda, l’orca è il predatore su scala più alta e non è noto che abbia predatori naturali, ad eccezione di esseri umani, parassiti e malattie, che possono avere un effetto significativo sulla salute delle orche. 

I top predator come le orche esercitano un tipo di controllo top-down sull’ecosistema. In natura è un meccanismo di controllo dove la popolazione degli organismi nella parte più bassa della piramide ecologica è controllata dagli organismi nella parte superiore. Questo tipo di controllo, così come quello contrario bottom-up, può subire gli effetti delle cosiddette cascate trofiche: se per esempio scomparissero iI predatori apicali, ciò influenzerebbe tutti gli individui dei livelli trofici più bassi dell’ecosistema.

Fotografia di Paul Nicklen

8. È davvero così assassina?

Tra i predatori marini più intelligenti, l’orca ha però una fama che non le rende giustizia e, come lo squalo, non ha avuto fortuna nella cultura popolare. Protagonista di film, documentari e copertine, questo splendido mammifero marino è spesso rappresentato come uno spietato assassino, che attacca e distrugge tutto ciò che incontra sulla sua strada. Ricordiamo, però, che i pochissimi attacchi da parte di esemplari di orca all’uomo sono tutti avvenuti coinvolgendo animali tenuti in cattività, spesso stressati e costretti a condurre una vita solitaria all’interno di acquari o parchi divertimento. L’unico caso in cui un’orca potrebbe attaccare un uomo è quello in cui venga in qualche maniera minacciato il suo gruppo o la sua famiglia.

9. Orche in cattività 

La cattura da parte dell’uomo dei cetacei è iniziata nel 1938, con l’apertura del primo delfinario in Florida. Le prime orche furono catturate intorno agli anni ’60/’70, arrivando ad una stima del 2018 di 60 orche presenti in cattività. Si tratta di animali estremamente intelligenti ed emotivi e ciò ha permesso all’uomo di lavorare con loro raggiungendo gradi di comunicazione interspecifica estremamente sofisticata. Tuttavia, proprio la loro indole intellettiva ed emotiva, insieme alla loro grande stazza, ha posto un grosso limite al loro benessere in cattività. 

Foto via Pixabay

10. Stato di conservazione 

La Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) classifica le orche nel gruppo “Dati carenti” (DD). Questo è dipeso dal fatto che esiste un’incertezza tassonomica riguardo le diverse popolazioni, non è ben chiaro se esse debbano essere considerate come un’unica specie o come specie separate. Ciò non toglie che l’elenco delle minacce derivanti dalle attività umane è esaustivo e include: 

  • Caccia commerciale e cattura per divertimento;
  • Sversamento di contaminati come PCB e metalli pesanti;
  • Rumore eccessivo (attività militari e industriali);
  • Collisioni con barche e problemi con i pescatori;
  • Cambiamento climatico.
BIBLIOGRAFIA
Autrice: Zenab Irshaid 

Zenab è laureanda magistrale in Ecobiologia marina presso l’Università La Sapienza di Roma. Da sempre affascinata del mondo marino, in particolare ha una grande passione per i cetacei. Crede fortemente nell’importanza della divulgazione, per contribuire a far scoprire il mondo della scienza a tutti. Se fosse un animale marino sarebbe un’orca, forte e indipendente ma anche socievole e curiosa. Condivide anche il soprannome con l’orca Zena!

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