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E’ un “cavallo” ma non nitrisce ed è il maschio che partorisce! Cos’è? Ovviamente il cavalluccio marino!

Si tratta di una delle creature marine più insolite del nostro Pianeta, che cattura anche l’attenzione dei più piccoli grazie alla sua particolare conformazione fisica e ai suoi colori sempre diversi, è un “cavallo” ma non nitrisce ed è il maschio che partorisce! Cos’è? Ovviamente il cavalluccio marino! 

Oggi con Worldrise approdiamo nel meraviglioso mondo del cavalluccio marino, scoprendone 10 curiosità:

1. Perché lo associamo al cavallo?

“Cavalluccio marino” è il nome comune associato a cinquantaquattro specie di piccoli pesci del genere Ippocampo, termine  che deriva dal greco hippos (ἵππος), che significa “cavallo” e kampos (κάμπος), che significa “mostro marino”. Questo nome così originale prende, infatti, ispirazione dalla particolare forma del corpo dell’animale, caratterizzato da tronco ricurvo, testa piegata ventralmente e muso lungo, che ricordano molto la fisionomia dei cavalli. 

La flessione del tronco tipica dell’Ippocampo e che lo rende così simile ad un piccolo cavallo, potrebbe rappresentare un vantaggio selettivo per questo animale predatore, facilitando il movimento di cattura della preda nella colonna d’acqua.

2. Classificazione

L’ippocampo, che appartiene al genere Hippocampus, viene classificato come pesce d’acqua salata e fa parte della famiglia Syngnathidae. Tutti gli esemplari del genere Hippocampus presentano le stesse identiche caratteristiche fisiche e si distinguono dal resto dei pesci, rappresentando un taxon veramente unico.

3. Un po’ di mitologia

Già nell’antichità, a questi piccoli pesci era stata riconosciuta una grande importanza, tanto da figurare nel corteo del dio greco Poseidone (Nettuno), insieme a tritoni, draghi acquatici e giganteschi mostri marini. Successivamente, anche i Romani hanno attribuito al cavalluccio marino grande valore, affiancandolo  alle divinità e considerandolo simbolo di forza e potenza.

Nell’antichità, infatti, era usanza comune portare con sé piccoli oggetti che riproducessero un’immagine di questo particolare animale marino e, spesso, un cavalluccio veniva dipinto sui muri esterni delle case, poiché ritenuto un potente amuleto, utile ad allontanare la sfortuna.

4. Nuota in verticale! 

Il cavalluccio marino nuota all’indietro e la sua struttura fisica è incentrata su un asse verticale, anziché orizzontale, che gli garantisce una posizione eretta: questo, però, non sembra essere un vantaggio per il pesce perchè, sebbene durante il nuoto assuma un portamento più idrodinamico, non è un abile nuotatore. 

La pinna caudale rappresenta un prolungamento del corpo ed è una struttura mobile e prensile, attraverso cui l’animale può aggrapparsi ad alghe e coralli, come se disponesse di un arto supplementare. 

 

5. Fedele per sempre!

I cavallucci marini rientrano tra i rari animali monogami: quando raggiungono l’età della maturità sessuale e inizia il periodo del corteggiamento, scelgono un partner al quale saranno fedeli per il resto della loro vita.

Sono animali incredibilmente romantici, al punto da riconfermare ogni mattina, all’alba, il proprio legame reciproco con una meravigliosa danza, abbellita da coreografiche piroette, intrecci di code e cambi di colore.
Un cavalluccio marino è per sempre: quando uno sopravvive all’altro, raramente cercherà un nuovo partner. 

6. Gravidanza nel maschio

Le particolarità di questo piccolo pesce non finiscono qui: infatti, come accade insolitamente, è il maschio del cavalluccio marino a incaricarsi della gestazione e del parto dei piccoli. Dopo l’accoppiamento, la femmina deposita le uova in un’apposita sacca marsupiale di cui è provvisto il maschio, al cui interno circolano ossigeno e nutrimento. Le uova vengono fecondate e allevate da lui per un periodo che varia dalle 4 alle 6 settimane, periodo seguito dalle tradizionali contrazioni muscolari antecedenti il parto. Per ogni cucciolata vedono la luce in da 200 a 1.500 piccolissime creature, che dopo essere state espulse dalla sacca marsupiale iniziano autonomamente la loro vita.

7. Habitat

I cavallucci marini si trovano principalmente nelle acque poco profonde e temperate di tutto il mondo, preferendo aree protette come le praterie di alghe, gli estuari, le barriere coralline e le mangrovie. Capace di vivere fino ad un massimo di 50 metri di profondità, l’ippocampo è spesso reperibile intorno ai 10 metri, in prossimità di alghe o di praterie di Posidonia oceanica, a cui si appiglia con la coda.

Nel Mediterraneo ne troviamo due specie: il cavalluccio marino comune, Hippocampus hippocampus e il cavalluccio marino camuso o dal muso corto, Hippocampus guttulatus.

8. Speciali tecniche di cattura

I cavallucci marini si nutrono di piccoli crostacei che galleggiano nell’acqua o strisciano sul fondo. Grazie ad eccellenti doti di mimetizzazione e a un’estrema pazienza, si nascondono abilmente per catturare le prede con agili movimenti del lungo muso. Tra una caccia e l’altra passa poco tempo poichè i cavallucci, avendo un apparato digerente di ridotte dimensioni e uno stomaco quasi inesistente, devono nutrirsi numerose volte durante il giorno.

9. Indicatore di qualità ambientale

Gli ippocampi sono considerati validi indicatori ecologici della qualità ambientale poiché, essendo organismi stanziali, possono essere monitorati per ottenere utili informazioni riguardo allo stato dell’habitat naturale in cui vivono. Trovare popolazioni numerose di cavallucci marini in determinate aree indica una buona qualità dell’ambiente circostante, in grado di favorire la vita di questi particolari animali. 

10. A rischio estinzione

Oggi, purtroppo, l’ippocampo è a rischio di estinzione, perché le barriere coralline e le praterie di Posidonia oceanica in cui questo genere animale trova protezione e nutrimento sono fortemente impattate dall’attività umana, riducendone gli habitat essenziali alla vita. 

A questo, si aggiunge anche la pressione di pesca perpetrata per usi farmaceutici nella medicina orientale. 

Dal 2002, tutte le specie appartenenti al genere Hippocampus sono state inserite nell’Appendice II del CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora) e ciò significa che il loro commercio è permesso, ma deve essere gestito secondo specifiche leggi e monitorato in modo tale da non determinare un rischio per le popolazioni selvatiche. 

 

BIBLIOGRAFIA
Autore: Laura Pasqui

Join the discussion 7 Comments

  • Anna Lucia Crichigno ha detto:

    Articolo molto interessante. Scritto con chiarezza e dal quale si evince passione ed un grande rispetto della Natura. Ho imparato molte cose e ringrazio Laura Pasqui.

  • Fabio Cerbino ha detto:

    Articolo ben scritto e molto chiaro.

  • Luisa Coccorese ha detto:

    Davvero ben scritto, Laura.
    Però, chi sospettava che questi piccoli animali avessero così tanto da insegnare alla razza umana…

  • Giovanni Ranzo ha detto:

    Articolo molto interessante, tante informazioni che ignoravo su un piccolo dolcissimo abitante dei mari che mi ha sempre affascinato,

  • Manuela Caprini ha detto:

    Delizioso: espone in un linguaggio diretto e chiaro i nuclei fondanti dell’argomento

  • Paola ha detto:

    Grazie a worldwide e a Laura Pasqui che con la sua scrittura mi ha fatto rivivere momenti e sensazioni legate ad un’infanzia lontana..

  • Simone ha detto:

    Bellissimo articolo, scritto ottimamente.
    Si evince che l’autrice, ha passione per l’argomento, che espone in maniera chiara e comprensibile, arrivando in maniera immediata al lettore. L’articolo è molto interessante e si legge d’un fiato. Complimenti vivissimi.

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