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10 curiosità sugli Elasmobranchi Skip to main content

Squali, razze e mante: gli elasmobranchi sono organismi affascinanti e utili, presenti anche nei nostri mari. Purtroppo in pericolo, conoscerli meglio può aiutare a tutelarli.

Fra gli animali marini, si parla relativamente poco dei Pesci Cartilaginei, come gli squali e i loro simili. Si tratta di organismi molto importanti per gli ecosistemi in cui vivono, ma finora non protetti in modo adeguato, forse anche perché incutono timore e suscitano meno simpatia di animali più “carismatici” come i cetacei, le foche, i colorati pesci della barriera corallina o le tartarughe marine. Cerchiamo dunque di conoscere meglio questi organismi con 10 curiosità sugli Elasmobranchi, alla scoperta della loro bellezza e complessità.

Foto via Canva

1. Chi sono gli Elasmobranchi? 

Gli Elasmobranchi sono un gruppo di organismi appartenenti ai Pesci Cartilaginei, o Condroitti, tra i più antichi abitanti ancora esistenti dei nostri oceani. Fra gli Elasmobranchi più conosciuti troviamo gli squali, le razze e le mante.

Essendo un phylum (ossia un gruppo di organismi, secondo la Sistematica) ampio e diversificato, gli Elasmobranchi si trovano in quasi tutti gli ambienti acquatici: dai mari tropicali a quelli polari, dalle acque salate a quelle salmastre e dolci

2. Cosa mangiano?

Gli squali e i loro simili sono diversificati anche nell’alimentazione. A differenza di ciò che si potrebbe immaginare, non inghiottono qualsiasi cosa passi loro a tiro, ma ogni specie ha una propria nicchia ecologica specifica. Tutti gli squali sono carnivori, ma esistono ad esempio squali detritivori, che si nutrono principalmente di resti di organismi morti, e squali la cui dieta si basa sul plancton, come lo squalo balena e lo squalo elefante. I “classici” squali al vertice della catena alimentare, come lo squalo tigre, si nutrono, per esempio, di grossi pesci, mammiferi marini o calamari.

Squalo tigre – Foto via Canva

3. Perché sono importanti? 

Ogni specie vivente ha una sua nicchia ecologica e un suo ruolo nell’habitat che occupa; alcune, però, possono essere considerate specie chiave. Spesso gli Elasmobranchi occupano posizioni chiave negli ecosistemi: molti di essi sono predatori apicali e, in quanto tali, aiutano a mantenere sotto controllo le popolazioni delle loro prede, contribuendo all’equilibrio di tutta la catena alimentare. Alcune specie di squali fanno da “spazzini”, nutrendosi principalmente di organismi morti o morenti, diminuendo così anche la trasmissione di malattie nell’ambiente, un po’ come fanno gli avvoltoi sulla terraferma.

4. Sensi speciali

Come la maggior parte dei predatori, anche gli Elasmobranchi necessitano di sensi sviluppati per individuare, spesso a notevoli distanze, le loro prede. Alcune specie sono in grado di percepire una molecola di sangue fra un miliardo di molecole d’acqua, grazie a sensibili chemocettori situati all’interno di due piccole sacche poste sotto il muso dell’animale.

Alcuni squali svolgono il ruolo di spazzini del mare anche grazie a questi sensi, fra cui l’udito, tramite il quale possono distinguere il suono di un pesce che nuota regolarmente da uno malato che nuota in modo scomposto.

5. Riproduzione 

Negli Elasmobranchi esistono diverse modalità riproduttive. Hanno tutti fecondazione interna, ma possono essere ovipari, ovovivipari o vivipari. Gli ovipari depongono le uova nell’ambiente, mentre ovovivipari e vivipari partoriscono individui già formati. Negli ovovivipari i piccoli si nutrono del tuorlo dell’uovo, mentre nei vivipari vi è la formazione di una sorta di placenta. I Condroitti sono tipicamente poco prolifici, con una media tra i 2 e i 12 cuccioli partoriti a stagione riproduttiva. Questo aspetto, insieme al raggiungimento tardivo della maturità sessuale, li rende particolarmente vulnerabili.

Aquila di mare – foto via Canva

6. Minacce per gli Elasmobranchi

Negli ultimi decenni vi è stato un forte declino in tutto il mondo di molte specie di Elasmobranchi, dovuto soprattutto alla pesca industriale che, spesso, li cattura accidentalmente insieme ad altre specie di interesse commerciale. In altri casi sono proprio squali e affini l’obiettivo di pesca: essi, infatti, vengono consumati come cibo in molti luoghi del mondo, compresa l’Italia

Un fenomeno brutale ed antieconomico è il finning, pratica che consiste nel tagliare le pinne agli squali pescati, spesso quando sono ancora vivi, molte volte rigettandoli in mare morenti. Per fortuna molte associazioni ambientaliste si stanno mobilitando per porre fine al finning e per far diminuire il consumo di carne dei preziosi Condroitti. 

7. Elasmobranchi nel Mediterraneo

Anche nel Mar Mediterraneo si possono avvistare molte specie di Elasmobranchi, tra cui circa una cinquantina di specie solo di squali. Tra essi troviamo lo squalo elefante, lo squalo bianco, il gattuccio, lo squalo martello, lo squalo mako, il palombo e la verdesca. Tra le razze e mante presenti nel Mediterraneo ricordiamo l’aquila di mare, il diavolo di mare, la pastinaca, la razza chiodata e la razza monaca. Purtroppo, anche nei nostri mari si è assistito negli ultimi decenni a una progressiva diminuzione dell’abbondanza di questi Condroitti.

Razza chiodata – foto via Canva

8. Possibili applicazioni mediche degli studi sugli squali

Gli squali si sono già rivelati utili per la ricerca: ad esempio, studiando la loro pelle è stato sviluppato un rivestimento sintetico su cui i batteri aderiscono con difficoltà, usato nei cateteri e in altri dispositivi medici. 

Gli Elasmobranchi sembrano sviluppare tumori più raramente rispetto agli umani e a molti altri animali, motivo per cui sarebbe interessante studiare il loro DNA e i loro meccanismi di riparazione del genoma. Infine, tra i vari possibili composti ispirati agli squali e ancora in fase di sviluppo, vi sono i nano-anticorpi, che riescono ad entrare all’interno delle cellule, a differenza degli anticorpi monoclonali. 

9. Come possiamo proteggere gli Elasmobranchi?

Uno dei modi con cui possiamo contrastare la diminuzione degli Elasmobranchi è sicuramente l’istituzione di Aree Marine Protette (AMP), in particolar modo nei luoghi più frequentati da questi animali, nei loro siti riproduttivi e nelle nursery in cui vivono i giovanili delle specie. Inoltre, sono necessari un impegno globale per diminuire il consumo di carne di squali e simili e l’adozione di metodi di pesca più selettivi, per ridurre la cattura accidentale di questi animali.

Squalo balena – foto via Canva

10. Falsi miti sugli squali

Gli Elasmobranchi, in particolar modo gli squali, sono visti da sempre con un misto di paura e fascino da parte dell’uomo. Le loro capacità predatorie li rendono temuti, ma in realtà sono causa solo di una decina di morti umane all’anno in media, contro per esempio i 10.000 morti causati dalla mosca tse-tse o i 20.000 causati da varie specie di lumache. Noi non siamo sul loro menù: la maggior parte degli attacchi avviene poiché l’uomo può essere scambiato per una delle loro prede abituali, come nel caso degli squali bianchi che confondono i surfisti con le foche. 

Squalo bianco – foto via Canva

Gli Elasmobranchi sono dunque animali utili e interessanti sotto molteplici punti di vista, spesso visti in modo distorto a causa di pregiudizi diffusi. C’è da augurarsi che, con il diffondersi di una maggiore sensibilità ecologica e tramite la divulgazione, essi vengano maggiormente apprezzati e tutelati.

Bibliografia:
Autrice: Giulia Grigoletti

Giulia frequenta la laurea magistrale in Biodiversità ed Evoluzione presso l’Università di Bologna. Da sempre appassionata di animali e piante, cerca di divulgare le bellezze della natura e di sensibilizzare su temi come la sostenibilità ambientale e il rispetto verso tutti gli abitanti del nostro pianeta. Se fosse un animale marino sarebbe una manta gigante, perché è affascinata dalle sue caratteristiche e dalle sue movenze e le trasmette un senso di libertà.

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