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10 curiosità su Pinna nobilis Skip to main content

Immergetevi con Worldrise alla scoperta di un animale poco appariscente, ma molto prezioso per l’ecosistema marino: Pinna nobilis, il bivalve più grande del Mediterraneo!

Potrebbe esserci capitato di avvistare durante una nuotata spensierata nel nostro bellissimo mare la cozza stura o nacchera di mare, un mollusco bivalve fondamentale per l’ecosistema del Mare nostrum: approfondiamo insieme 10 curiosità sulla Pinna nobilis.

Foto via Canva

1. Generalità

La Pinna nobilis (Linnaeus, 1758), conosciuta più comunemente come nacchera, pinna comune, cozza penna o stura, appartiene alla classe dei Bivalvia, comprendente tutti i molluschi con due valve laterali unite tra loro da una cerniera, e alla famiglia dei Pinnidae, caratterizzata da due gusci di forma triangolare.

2. Nomenclatura

Il nome del genere, Pinna, deriva dal latino e, oltre a possedere diversi significati, quali penna, pinna dei pesci, pinnacolo o auspicio, era già attribuito a questo mollusco, molto conosciuto fin dall’antichità.
Il nome della specie, nobilis, sottolinea invece aspetti di pregio, nobiltà ed eccellenza, dovuti al fatto che il bisso, la fibra che lega la base della struttura al substrato, veniva utilizzato per tessere i panni più pregiati destinati alle divinità o ai regnanti.
Il nome comune “nacchera” fa invece notare la somiglianza di questo organismo marino con gli strumenti a percussione usati in molte danze folkloristiche. 

Foto via Canva

3. Morfofisiologia

Le due valve che avvolgono il corpo di questo mollusco hanno il margine posteriore arrotondato e presentano una ventina di coste radiali con scaglie a forma di canali, ottimo luogo per l’insediamento di vari organismi viventi. Il colore della nacchera di mare è bruno con scaglie più chiare all’esterno e bruno e lucente, con la parte anteriore madreperlacea, all’interno.
P. nobilis, a volte, può presentare protrusioni o piccole perle opache, caratteristiche che derivano dall’inclusione di piccoli corpi estranei o granelli di sabbia che l’animale, per proteggersi, ricopre con una concrezione carbonatica. Dalla parte infissa nel substrato scorre, attraverso un canale, la secrezione prodotta dalla ghiandola del bisso. La sostanza filtra esternamente insinuandosi nel fondale e, indurendosi al contatto con l’acqua, forma una retina di fili sottilissimi. Spesso, con il passare del tempo, la crosta si ricopre di organismi epibionti che, vivendo sulla superficie dell’organismo, ne rendono più difficile il riconoscimento.

4. Un importante meccanismo di nutrimento

Pinna nobilis è un mollusco filtratore e si nutre di organismi microscopici sospesi nell’acqua, pompandola nella cavità del mantello mediante un sifone inalante e, una volta filtrata, emettendola attraverso un sifone esalante.
Proprio sfruttando questo meccanismo di nutrimento, è interessante sapere che esiste una lunga tradizione, in particolare in Europa, Australia e Giappone, nell’uso della depurazione dei molluschi bivalvi per risolvere i problemi causati dalla contaminazione fecale delle acque provocata dalla forte antropizzazione delle zone costiere.

5. Habitat

Pinna nobilis è un bivalve endemico del Mar Mediterraneo e la sua presenza è rilevata lungo i fondali di tutto l’arco costiero mediterraneo, dalle coste della Francia e della Spagna a quelle della Turchia.
Vive su fondi molli, con la conchiglia saldamente ancorata al sedimento grazie ai filamenti di bisso, e il suo habitat ideale sono i fondali sabbiosi fino ai 60 metri di profondità, ma le profondità dove è più possibile scorgere questo mollusco possono variare dai 3 metri sotto la superficie dell’acqua a poco oltre i 40. Abita anche le foreste di Posidonia oceanica, una pianta marina esclusiva dei nostri mari e anch’essa oggi in declino. Vive spesso in folte colonie, in zone aventi un costante e moderato flusso d’acqua in cui possa intercettare facilmente i nutrienti e il plancton di cui si nutre.

Foto via Canva

6. Il bivalve più grande del Mediterraneo

La nacchera di mare può vivere per più di 20 anni e raggiungere un metro di lunghezza, nonostante la dimensione media della conchiglia di un esemplare adulto sia intorno ai 65 cm. Ha uno sviluppo abbastanza rapido nei primi anni di vita, in media di 10 cm per anno; raggiunta la maturità sessuale, intorno ai 40 cm, l’accrescimento rallenta e si assesta su circa 10 cm ogni 3 anni.

7. Pinna nobilis nella storia

Come accennato precedentemente, è proprio grazie al bisso che la presenza di Pinna nobilis nel bacino del Mediterraneo è testimoniata fin dall’Antico Egitto, quando era pescata per ottenere questo pregiato filato biologico simile alla seta.
A sostegno della sua importanza da millenni, questo organismo viene citato o descritto in diversi testi: nel secondo libro delle cronache della Bibbia, si parla dei “leviti cantori /……/vestiti di bisso”. Nell’antichità egizia, ne venne avvolto il cadavere di Anchise e pare che Cleopatra, durante la battaglia di Anzio, indossasse dei veli di bisso.
Presso alcuni antichi popoli questo mollusco veniva pescato, privato esternamente della preziosa fibra tessile e rimesso in acqua, da dove veniva estratto due o tre volte l’anno per questa operazione. Plinio il Vecchio, nella sua Historia Naturalis, parla di un attrezzo chiamato pernilegum con cui venivano tratte dal mare le nacchere, ma afferma che la fibra veniva presa amputando completamente la parte inferiore della conchiglia e uccidendo in questo modo il mollusco. Dall’avvento della seta, la produzione del tessuto si è andata sempre più riducendo e, ad oggi, gli iniziati a questa antica pratica che continuano la storica lavorazione sono pochissimi.

Bisso – foto via corriere.it

8. Il ruolo ecologico di Pinna nobilis

Il ruolo ecologico di questa specie è simile a quello di altri bivalvi e consiste nella filtrazione delle acque circostanti: questo organismo, infatti, trattiene grandi quantità di materia organica dai detriti in sospensione, contribuendo alla limpidezza dell’acqua. Come substrato duro nel fondale marino morbido, fornisce inoltre una superficie che può essere colonizzata da altre specie bentoniche, sia floreali che faunistiche. Può agire come una vera e propria impalcatura in grado di accogliere molluschi e crostacei – formando così un ecosistema unico. Infine, date le dimensioni imponenti, Pinna nobilis contrasta l’erosione dei fondali. 

9. Le minacce alla sopravvivenza

Attualmente ancora in pericolo, Pinna nobilis è stata definita dal 1992 come specie in via di estinzione e protetta ai sensi della Direttiva del Consiglio Europeo 92/43/CEE. Inoltre, l’Unione Internazionale della Conservazione della Natura (IUCN) nel novembre 2019 ha riclassificato questa specie come Critically Endangered, il livello massimo di minaccia prima dell’estinzione.
L’alta mortalità di questa specie era precedentemente attribuita ad un parassita di natura protozoaria, Haplosporidium pinnae, ma si è osservato che anche il micobatterio Mycobacterium sherrisii, che determina lesioni infiammatorie nel mollusco, mina la sua sopravvivenza. Questo batterio è un patogeno opportunista già noto in medicina umana e veterinaria, perché responsabile di malattie che colpiscono soggetti immunodepressi.
Non è la prima volta che agenti patogeni di origine terrestre determinino malattie gravi in organismi acquatici, come ad esempio gli episodi di mortalità di massa dei coralli dovuti a batteri fecali animali e umani, che recentemente hanno devastato i banchi corallini dei mari caraibici. Ormai la presenza del batterio viene riportata praticamente in tutta l’Italia (reports in Campania, Sicilia, Sardegna, Toscana, Puglia, Abruzzo, Veneto), in Croazia, Spagna e Grecia.

Foto via Canva

Complici della proliferazione di questi agenti patogeni sono i cambiamenti climatici e  l’inquinamento: infatti, surriscaldamento delle acque ed eccessivo apporto trofico favoriscono sia la moltiplicazione batterica che la riduzione della capacità immunitaria del bivalve.
Anche i danni provocati dagli ancoraggi e dall’uso delle reti a strascico hanno fatto sì che la situazione peggiorasse.

10. Progetti di conservazione

Per cercare di salvare la nacchera di mare, sono in corso diversi progetti, come il progetto Life Pinna finanziato dall’Unione Europea, il cui scopo primario è monitorare e proteggere gli individui sopravvissuti di Pinna nobilis nel Mediterraneo occidentale e nel Mare Adriatico, mettendo a punto tecniche di allevamento in cattività per ripopolare alcune aree specifiche con individui resistenti alle malattie. Questa nuova metodologia operativa potrà poi essere replicata per ripopolare altre zone del Mediterraneo in cui le popolazioni di questi grandi bivalvi sono sparite.

Foto via Canva

 

Bibliografia:
  • Monaco Nature Encyclopedia, Pinna nobilis
  • Depurazione dei molluschi bivalvi: principi e aspetti pratici. Capitolo 1
  • Ispra Ambiente, Atlante delle specie marine protette, Pinna nobilis
  • Pinna nobilis, al via il progetto per salvare la nacchera di mare, Galileonet – https://www.galileonet.it/pinna-nobilis-mediterraneo/ 
  • Carella, F., Aceto, S., Pollaro, F. et al. A mycobacterial disease is associated with the silent mass mortality of the pen shell Pinna nobilis along the Tyrrhenian coastline of Italy. Sci Rep 9, 2725 (2019).
  • progetto LIFE Pinna, https://www.lifepinna.eu 
Autrice: Sofia Prandelli

Sofia è un’ecologa ricercatrice, recentemente laureata in Ecologia dei Cambiamenti Globali e Sostenibilità. Se fosse un animale marino sarebbe un lamantino, estremamente pacifico e giocoso.

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