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Sono ben 509 le specie di squali finora conosciute. Comprendono 9 ordini, 34 famiglie, e 105 generi.*
La specie più piccola, lo squalo lanterna nano (Etmopterus perryi), è grande circa 17 centimetri, quella più grande invece, lo squalo balena (Rhincodon typus), può raggiungere anche i 18 metri. Questo enorme numero di specie abita in un’altrettanto grande varietà di ambienti acquatici: fiumi d’acqua dolce, acque costiere tropicali, acque profonde temperate e oceani polari.
Gli squali sono pesci, e insieme a razze e chimere formano la classe dei Condritti (Chondrichthyes), i pesci cartilaginei. Il loro scheletro è infatti costituito da cartilagine, anziché ossa, e questo li rende particolarmente leggeri e flessibili e ne ottimizza la velocità e il movimento.
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Reperti fossili dei primi Condritti risalgono a circa 400-450 milioni di anni fa*. Questo significa che i primi antenati degli squali sono comparsi nell’Oceano prima dei dinosauri*. Dalla loro prima comparsa, sono sopravvissuti a 5 estinzioni di massa, adattandosi ed evolvendosi fino a diventare gli squali che conosciamo oggi.
Lo Squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus) è inoltre il vertebrato più longevo finora conosciuto. Nel 2016 alcuni studi condotti su questa specie hanno rivelato che l’individuo più anziano aveva circa 400 anni*.
Squali e razze possiedono degli elettrorecettori, le cosiddette Ampolle di Lorenzini, che hanno l’aspetto di piccoli pori intorno alla testa. Le ampolle di Lorenzini sono organi tramite i quali questi animali straordinari riescono a percepire le onde elettromagnetiche emesse da eventuali prede o altri animali, i cambiamenti di temperatura nell’acqua e i campi magnetici terrestri che consentono loro di orientarsi.
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I denti degli squali sono disposti su più file e non sono fissati saldamente sulla mascella. I denti danneggiati o perduti vengono sostituiti da altri che semplicemente cambiano posizione, spostandosi in avanti. Un Grande Squalo Bianco (Carcharodon carcharias) può arrivare a usare più di 20.000 denti nel corso della sua vita.*
L’alimentazione degli squali varia a seconda della specie. Lo Squalo Balena e lo Squalo Elefante (Cetorhinus maximus), nonostante siano i pesci più grandi, si nutrono di plancton, spalancando le loro grandi bocche per filtrare dall’acqua i microscopici animali che galleggiano in superficie.
Lo squalo tigre (Galeocerdo Cuvier) ha una dieta molto ampia: può nutrirsi di cetacei, pesci, crostacei, uccelli marini, ma i suoi “piatti preferiti” sono tartarughe e serpenti marini. Invece, le prede più ricercate dallo Squalo Bianco (Carcharodon carcharias) sono i pinnipedi: foche, leoni marini e otarie.
Differenti specie di squali possiedono differenti modalità di riproduzione: ci sono specie ovipare, che depongono uova, e specie vivipare, nelle quali gli embrioni si sviluppano all’interno del corpo materno.
Nel 1996, all’interno dell’utero di uno Squalo Balena pescato a Taiwan furono ritrovati ben 300 embrioni.*
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Nel Mediterraneo sono presenti 47 specie diverse di squali*, tra cui il Grande Squalo Bianco (Carcharodon carcharias), il Mako (Isurus oxyrinchus), la Verdesca (Prionace glauca), lo Squalo Martello (Sphyrnidae), il Gattuccio (Scyliorhinus canicula), lo Squalo Volpe (Alopias vulpinus).
Gli squali hanno un ruolo importante all’interno dell’ecosistema marino. Alcune specie viventi vengono definite “apex predators”, ossia superpredatori, tra i quali troviamo molte specie di squalo.
I superpredatori si trovano all’apice della catena alimentare, e mantengono in maniera diretta e indiretta la struttura e la produttività del loro ecosistema. Ad esempio, gli squali tigre (Galeocerdo Cuvier) nell’Australia Occidentale mantengono costante la crescita delle alghe e delle piante che formano le praterie marine allontanando dugonghi e tartarughe marine, abituali consumatori di erba di mare, che temono di essere predati*.
Ogni anno più di 100 milioni di squali vengono uccisi da attività umane*. La pesca di questa specie è funzionale a vari scopi: commercio delle loro pinne, azioni governative mirate a ridurre interazioni o incidenti*, sport, o bycatch (catturati assieme alla specie target dell’attività di pesca). Al contrario, nell’ultimo decennio, gli incidenti avvenuti con gli squali sono stati molti di meno: in media 77 all’anno in tutto il mondo, e di questi solo il 12% è stato fatale*. Le cause principali di questi incidenti sono molteplici e dipendono da vari fattori come per esempio la specie di squalo coinvolta, un istinto naturale di difesa, le circostanze ambientali e la mancata gestione della pesca nella zona. Ciò non implica che avere incontri ravvicinati con questi animali sia sempre pericoloso. Infatti, le probabilità di essere attaccati da uno squalo sono 1 su 11.5 milioni.*
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• WWF Italy – Squalo
• IUCN Red List
• Weighmann 2016.
• ”Shark Attack”, by Blake Chapman; *“The secrets of how sharks survived so many of Earth’s mass extinctions”, New Scientist
• Sciencemag.org “Eye lens radiocarbon reveals centuries of longevity in the Greenland shark”
• Sharkwatchsa.com-”how many teeth does a white shark have?”
• Science base.gov – “Whale shark, Rhincodon typus, is a livebearer: 300 embryos found in one ‘megamamma’ supreme”
• WWF Italy/”squalo”
• National Science Foundation/ “sharks: meet the sea grass protectors”
• National Geographic. Com/ “100 Million Sharks Killed Every Year, Study Shows On Eve of International Conference on Shark Protection”
• abc.net.au “NSW shark nets killing hundreds of animals prompting calls for meshing program to be cut”
• ”Shark Attack” by Blake Chapman
• International Shark Attack File