Worldrise vi racconta alcune curiosità su una pianta marina molto importante nel Mediterraneo: la Posidonia oceanica.

La Posidonia oceanica ha la capacità di produrre ossigeno e trattenere anidride carbonica nelle sue radici: si tratta, quindi, di un ecosistema di vitale importanza per contrastare i cambiamenti climatici. Nonostante siano protette a livello nazionale e globale, le praterie di Posidonia stanno scomparendo soprattutto a causa delle attività antropiche; abbiamo già perso il 29% delle praterie di Posidonia.

1. È una vera e propria pianta… marina

La Posidonia oceanica non è un’alga, ma una pianta che fa parte delle Angiosperme, classe Liliopsida, ordine Alismatales. In autunno produce i fiori e poi veri e propri frutti chiamati volgarmente “olive di mare”. 

2. Crea delle straordinarie “praterie sommerse”

Già, anche nel mare esistono le praterie: quelle di Posidonia si chiamano Posidonieti. Queste praterie crescono prevalentemente su fondali sabbiosi o detritici fino a 35/40 metri di profondità e ospitano circa il 20-25% di tutte le specie presenti nel Mediterraneo. I Posidonieti sono sistemi a elevata densità (oltre 700 piante per m2) e le foglie possono essere lunghe più di 1 metro. Queste praterie sono fondamentali per la loro capacità di limitare l’azione erosiva del moto ondoso sui litorali, perché riescono ad attenuare la forza delle onde. È stato dimostrato che 1 m2 di prateria che regredisce causa l’erosione di circa 15 metri di litorale sabbioso.

3. Forma “asili nido” per diverse specie

Le praterie creano inedite “aree nursery” nelle quali giovanili di pesci, molluschi e crostacei trascorrono il primo periodo della loro vita al riparo dai predatori e con un’abbondante scorta di cibo. Un ettaro di prateria può ospitare fino a 350 specie diverse di animali, anche di notevole importanza economica.

4. Le sue foglie sono poco appetibili

Sono pochi gli animali che si nutrono direttamente delle foglie di Posidonia, perché i fenoli e i carboidrati presenti in essa sono elementi davvero poco appetibili per gli organismi. I principali erbivori che vivono in questo habitat, come alcuni ricci (Paracentrotus lividus), pesci (Sarpa salpa) e crostacei, preferiscono nutrirsi di piccoli organismi e microalghe che vivono sulle foglie della Posidonia.

Posidonia Worldrise Edoardo Batistini

Photo by Canva

5. È il polmone del Mediterraneo

Grazie al processo fotosintetico, 1 m2 di prateria produce dai 10 ai 15 litri di O2 (Ossigeno biatomico) al giorno e imprigiona circa il 50% del carbonio in eccesso contenuto nell’atmosfera sotto forma di “blue carbon”. Questo carbonio viene immagazzinato all’interno del “matte”, un intreccio di rizomi, radici e sedimento intrappolato, che rappresenta la base su cui cresce la Posidonia. La capacità di questa pianta di eliminare CO2 (Anidride carbonica) dall’atmosfera la rende un ottimo depositi di carbonio e una valida strategia per contrastare i cambiamenti climatici.

6. Non è una pianta sempreverde

Come molte piante terrestri, la Posidonia è una pianta stagionale, perde le foglie più vecchie e lunghe in autunno e produce fiori e frutti. La massima crescita delle nuove foglie avviene in primavera, raggiungendo il massimo sviluppo nei mesi di maggio e giugno.

7. Ci protegge dall’erosione costiera

In autunno le foglie morte della Posidonia vengono trasportate a riva dalla corrente e formano ammassi misti a sabbia, chiamati “banquettes”. Proprio questi ammassi di resti vegetali sono fondamentali per proteggere i litorali dall’azione erosiva del moto ondoso, perché riducono la forza delle onde. Inoltre, i banquettes formano un habitat complesso popolato da organismi detritivori (crostacei e insetti) in diversi stadi larvali, che si nutrono direttamente del materiale organico in decomposizione. Nonostante la loro importanza, molto spesso i banquettes sono considerati un problema per i turisti, che non amano trovarseli tra i piedi. Per questo, la Posidonia “spiaggiata” viene spesso rimossa, di solito prima dell’estate, utilizzando mezzi meccanici poco selettivi, che asportano anche grandi quantità di sabbia. Il che, va da sé, innesca fenomeni di erosione del litorale. Lo smaltimento della Posidonia raccolta dalle spiagge, poi, crea un ulteriore problema.

8. È un materiale innovativo

Può capitare spesso, durante una passeggiata sulla spiaggia, di imbattersi negli “egagropili”, piccoli agglomerati sferici di residui vegetali della Posidonia che il mare ha modellato e portato a riva. Le egagropili che vengono raccolte possono essere utilizzate per la preparazione di lettiere per il bestiame, per imballare materiali fragili e anche in farmacologia per trattare infiammazioni e irritazioni. Inoltre, le foglie della Posidonia spiaggiata possono essere utilizzate per realizzare stuoie biodegradabili, cuscini, tappeti e vengono impiegate molto anche nella bioedilizia.

9. È fortemente minacciata

La Posidonia risente molto delle alterazioni delle naturali condizioni fisico-chimiche dell’ambiente, dell’aumento della torbidità delle acque in seguito al trasporto di detriti fluviali, fenomeno purtroppo sempre più accentuato dal dissesto idrogeologico in atto in questo periodo; è minacciata da opere meccaniche causate dal ripascimento del litorale, dalla pesca a strascico e dai sistemi di ancoraggio delle imbarcazioni. Inoltre, è minacciata da proliferazioni di alghe infestanti alloctone come alcune alghe verdi (Caulerpa taxifolia) e rosse. Un metro quadrato di prateria che scompare equivale a una perdita in denaro che va da 39.000 a 89.000 euro l’anno.

10. È un “polmone verde” da tutelare

Numerosi sono i progetti che cercano di tutelare e valorizzare questa pianta marina nel Mediterraneo. Un importante studio per la sua tutela è il progetto LIFE SeaForestLife” nel Parco Nazionale de la Maddalena, nel Parco Nazionale dell’Asinara e nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Attraverso il progetto “Full Immersion AMP” in collaborazione con “Reef Check Med”, Worldrise monitora continuamente la sua distribuzione/abbondanza nelle Aree Marine Protette, al fine di tutelare questa bellissima pianta.

 

Fonti:

  1. Appunti Biologia marina corso “Botanica marina applicata” di Pistocchi Rossella, Università di Bologna, Campus di Ravenna.
  2. Appunti Biologia marina corso “Ecosistemi marini naturali ed urbanizzati” di Airoldi Laura, Università di Bologna, Campus di Ravenna.
  3. http://www.seaforestlife.eu/it/ Progetto LIFE SeaForestLife 
Autore: Edoardo Batistini

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